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QUANDO SI ANDAVA A LAVORARE FUORI Per una storia dell’emigrazione valsassinese Allestita presso la Scuola Primaria di Primaluna dalla locale associazione culturale “Amici della Torre” con la collaborazione del Museo Etnografico di Premana e il “Vecchio comballo” di Vendrogno, la mostra ha cercato di ricostruire - attraverso fotografie, lettere, oggetti e documenti provenienti da archivi privati, notarili e parrocchiali - la storia del complesso e composito fenomeno dell’emigrazione valsassinese lungo il corso dei secoli (dal Medioevo fino all’Otto e Novecento) per meglio comprendere la storia economica, demografica ed amministrativa della Valle. Nonostante la comprensibile vastità dell’argomento preso in esame, l’analisi del fenomeno migratorio valsassinese è stata condotta a 360 gradi per cogliere le analogie ma anche le profonde differenze rispetto all’emigrazione che ha interessato altre comunità montane alpine.
Oltre all’emigrazione transoceanica nelle Americhe, soprattutto al Sud (Montevideo e Buones Aires), è stata infatti presa in considerazione anche l’emigrazione stagionale che era, per le comunità di montagna in genere, l’unica fonte di liquidità, che permetteva di far entrare quantità cospicue di capitali da spendere per il miglioramento dei fondi agricoli, per sostenere quindi un’attività, quella agro-pastorale, considerata pur sempre primaria. Nel caso del comprensorio valsassinese – e qui sta la differenza - non si trattò quasi mai di una emigrazione di “poveracci” in cerca di fortuna, ma di artigiani e di operatori tecnici particolarmente preziosi e richiesti ovunque. Quella valsassinese fu quindi un’emigrazione specializzata, imprenditoriale, di mastri di bottega. Basti pensare, a titolo di esempio, agli emigranti di Premana e non solo che hanno insegnato l’arte di lavorare il ferro soprattutto a Venezia, ma anche a Roma, Milano, Trieste, Firenze, Pisa, ecc.
La mostra si è articolata in tre sale. Nella Sala A è stata ricostruita una fucina con tutti i suoi attrezzi. Nella Sala B, dopo una breve introduzione storica al fenomeno migratorio valsassinese a partire dall’analisi dei dati raccolti dagli archivi notarili e parrocchiali dell’Alta Valsassina, è stata ricostruita attraverso fotografie, lettere e oggetti la storia di alcune famiglie (Selva, Baruffaldi, Comini, Artusi) emigrate all’estero tra la fine dell’Ottocento e gli anni ’50 del Novecento. Particolare attenzione è stata riservata poi ad alcuni “personaggi” dell’emigrazione valsassinese: Angelo Gianola di Premana (1836-1915) emigrato in Uruguay dove ora la sua famiglia conta medici, ingegneri, maestri, notai, avvocati, militari e ministri; Carlo Adamoli di Vendrogno (1870-1906), maestro a Buenos Aires; Giuseppe Muttoni di Cortabbio (1898-1968), emigrato in Sud America, Bengasi ed Alessandria d’Egitto, del quale sono stati esposti in vetrina tutti i romanzi in alcuni dei quali si parla della sua esperienza di emigrante. Un esempio di emigrazione femminile è rappresentato dalle ragazze che andavano a lavorare al Cotonificio Cantoni di Bellano.
Nella Sala C sono stati offerti due esempi di emigrazione stagionale: quella dei bergamini che fino a 50 anni fa durante i mesi invernali transumavano nella “Bassa”, e quella dei boscaioli che andavano a lavorare in Svizzera e in Francia. A completamento, lungo i corridoi, pannelli di approfondimento su “I bambini e l’emigrazione” e su “Ellis Island”. E per finire, su uno schermo venivano proiettate in continuazione le foto delle famiglie valsassinesi esposte in vetrina, tutte scattate a Montevideo e a Buenos Aires, che avevano come sottofondo musicale le canzoni degli emigranti (Mamma mia dammi cento lire, Il tragico naufragio del vapore Sirio, Andando in Francia, ecc.). Presente all’inaugurazione della mostra Antonio Bellati di Premana con un appassionato e ben documentato intervento sull’emigrazione valsassinese in generale e su quella premanese in particolare, nonché sul suo recente viaggio ad Ellis Island.
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