TUTTI A TAVOLA (mostra 2009)

“Tutti a tavola”. Alimentazione, benessere e malessere in Valsassina nei secoli

 

È questo il titolo della mostra che verrà allestita nella settimana di ferragosto presso la Scuola Primaria di Primaluna dalla locale associazione “Amici della Torre”. Attraverso gli oggetti della raccolta museale locale, nonché attraverso documenti e filmati realizzati a corredo e completamento del percorso, la mostra ha inteso ricostruire una storia dell’alimentazione in Valsassina che si può suddividere in due momenti fondamentali: prima e dopo la scoperta dell’America (1492), che segna l’ingresso in Europa di nuovi prodotti, come il mais, che tanta fortuna avranno nella dieta valligiana (si pensi, tanto per fare un esempio, alla polenta). Prima della scoperta del nuovo mondo, l’alimentazione valsassinese, che conosciamo attraverso gli Statuti del 1388 e molti atti notarili e di governo, era sobria e austera: pane, formaggi, verdure e frutta, raramente la carne. Con la scoperta dei nuovi continenti arrivano le patate, il riso, il mais, gli asparagi, gli spinaci. Tra il XVI e il XVII secolo, il mais diventa alimento di base dei contadini, soprattutto nell’Italia settentrionale: la polenta riempiva assai e ben più d’un pane scotto e più costoso, che avrebbe lasciato in più breve tempo di nuovo spazio alla fame.

Con il XIX secolo, in seguito alle scoperte scientifiche applicate all’industria e all’agricoltura,  l’alimentazione cambia profondamente. All’inizio dell’Ottocento viene impiantata in Francia la prima industria di lavorazione della barbabietola: grazie a questo ora diventa normale avere lo zucchero in tavola. Le teorie di Pasteur sulla fermentazione permettono progressi in campo enologico e caseario, quindi migliora la qualità dei vini e dei formaggi. L’abitudine del pranzo come occasione di riunione e festa si diffonde in tutte le classi sociali e le mamme diventano le regine della cucina.

Il percorso della mostra si snoda in due sale. Nella prima i protagonisti sono il latte con i suoi derivati (burro e formaggio), una fonte indubbiamente importante dal punto di vista proteico, e soprattutto la castagna, che rappresentò nei secoli per le popolazioni valligiane un’arma potente per sfuggire alla fame. La castagna era infatti considerata una fonte primaria di vita  e di reddito tanto da essere chiamata “pane dei poveri”. Nelle famiglie contadine rappresentava spesso l’unica colazione per molti mesi, quando anche non eran pranzo e cena. Le castagne venivano in genere consumate subito bollite o cotte sul fuoco; quelle che non venivano invece consumate subito venivano fatte essiccare sui solai ben arieggiati oppure nel metato, la cosiddetta “graa” (in un vano della mostra è stato fedelmente ricostruito questo graticcio).

Nella seconda sala i protagonisti sono capre, pecore, maiali e animali da cortile, i cereali (i campi venivano per lo più coltivati a miglio e segale: dalla loro macinazione si ricava una “mistura” con cui si coceva il pane; il frumento era indubbiamente un bene molto prezioso: veniva reperito sul mercato di Lecco e pesato con le misure in vigore in quel borgo), la pesca (Paride Cattaneo Della Torre nel 1571 ci ricorda “In detto fiume (= la Pioverna) si ritrovano dieci sorta di pesci, tra i quali la truta pesce saporitissimo ottiene il principato”), l’olio sia di oliva che di noce (spesso destinato all’uso liturgico per alimentare la lampada del SS. Sacramento), e il vino (un tempo c’erano in valle anche numerosi vigneti).

Molte le curiosità: l’alimentazione negli Statuti di Valsassina del 1388 e negli atti notarili del ‘400, l’alimentazione ne “I Promessi Sposi”, che cosa mangiavano le suore del Cantello di Concenedo alla fine del Settecento, le malattie legate all’alimentazione (il gozzo, la pellagra e la scrofola), l’Opera Pia Donna Ida Torriani e tanto altro ancora

La mostra è rimasta aperta dal 13 al 16 agosto dalle ore 16,00 alle ore 22,00. Inaugurazione mercoledì 12 agosto alle ore 21,00.

 

MS